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 Versioni di latino

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MessaggioTitolo: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 12:38 am

Qua invece direi di linkare tutte le traduzioni di versioni passate presenti e future pirat

buona caccia a tutti cyclops
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 3:13 pm

Ecco la prima Smile

Chi la fa l'aspetti

Mali homines, qui aliis insidias parant, semper sibi timere debent, ut monet fabella de accipitre et luscinia. Olim accipiter in altos arboris ramos advolaverat loca vicina exploraturus, et nidum lusciniae cum parvis pullis invenerat. Sed cito revertens luscinia cum esca accipitrem orabat ne pullos suos voraret. Tum improbus rapax: "Faciam quod vis, - inquit - si mihi bene cantaveris". Misera mater, metu coacta, ut filios servaret, cantabat. Accipiter vero, praedae cupidus, sponsionem rupit dicens: "Non bene modo cantavisti!"; et aviculas apprehensurus laceraturusque erat, cum repente post tergum auceps supervenit, silenter calamum levavit, accipitrem contractum visco in terram deiecit cepitque.

Traduzione

Gli uomini cattivi che preparano insidie agli altri, devono sempre temere per se stessi, come insegna la favola del nibbio e dell'usignolo. Una volta un nibbio mentra stava volando in cerca di luoghi vicini, aveva trovato un nido con piccoli uccellini. Ma all'improvviso tornando l'usignolo con il cibo pregava il nibbio di non mangiare i suoi uccellini. Allora il malvagio rapace: " Farò come vuoi - disse - se canterai bene per me". La povera madre, spinta dalla paura, per salvare i figli, cantava. In verità il nibbio, desideroso della preda, infranse la scommessa dicendo: " Non hai cantato affatto bene!"; e stava per afferrare e divorare gli uccellini , quando all'improvviso alle spalle giunse un cacciatore, alzò la canna silenziosamente, e fece cadere a terra e colpì l'avaro nibbio.
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 3:17 pm

Dolore e sgomento per la morte di Alessandro

Babyloniae Alexandri regis morte nuntiata evenit ut et Macedones et Persae dolore obmutescerent. Silentio noctis milites cum armis ante regiam taciti vigilabant; Babylonii admodum perturbati vel e muris e culmine domus suae prospectabant neque lumina accendebant et quia propter noctem ocul.orum usus cessabat fremitus vocesque auribus captabant. Omnes metu perterriti per obscuras vias solliciti incedebant. Persae comas detonderant et in lugubri veste cum coniugibus ac liberis Alexandrum non ut gentis suae victorem atque hostem sed ut iustum et clementem regem deflebant. Fama de Alexandri morte tam celeriter totam urbem proximasque regiones pervasit ut brevi tempore etiam ad matrem Darei Macedonum captivam pervenerit. Mulier lugubrem vestem sumpsit et laceratis crinibus humi procubuit. Recens dolor etiam praeteritorum memoriam repetiverat et futurorum timorem iniecerat. Per aliquot dies cibo abstinuit denique inedia periit.

Traduzione

Annunciata la morte di Alessandro re di Babilonia accadde che sia i Macedoni che i Persiani ammutolirono dal dolore. Nel silenzio della notte i soldati vigilavano silenziosi con le armi davanti la regia i Babilonesi molto turbati controllavano dalle mura o dalla sommità delle loro case e non accendevano le luci e poichè per la notte cessava l'uso degli occhi sentivano con le orecchie fremito e voci. Tutti atterriti dal timore avanzavano silenziosi per oscure vie. I Persiani rasavano i capelli e piangevano in veste da lutto con i coniugi e i figli Alessandro non come vincitore delle loro genti o come nemico ma come re giusto e clemente. la notizia della morte di Alessandro si diffuse per tutta la città e per tutte le regioni vicine così velocemente che giunge anche alla madre di Dario prigioniera dei macedoni. La donna mise la veste da lutto strappati i capelli si gettò a terra. Il recente dolore anche aveva richiamato la memoria del passato e infuse il timore del futuro. per alcuni giorni si astenne dal cibo e alla fine morì di digiuno.
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 3:25 pm

I cento testimoni

Pauper agricola in parva casa haud procul a divitis argentarii villa habitabat. Argentarius homo improbus divitiarumque cupidus, agricolae praediolum vi occupavit, ut fundum suum augeret. Agricola igitur, ut gellum suum recuperaret, iniustum vicinum in iudicium vocare non dubitavit. Sed argentarius centum nummos iudici donavit, ut eius benevolentiam captaret. Praterea curavit ut multos testes, pecunia subornatos, arcesseret ut in causa sibi magno auxilio essent. Agricolae autem ne unus quidem testis erat, quia omnes vicini potentiam superbi argentarii valde timebant. Miser igitur homo multis cum lacrimis iudicem orabat ne iniurias adversarii neglegeret et sua iura confirmaret. Iudex, gravis atque integer vir, nummos, quos ab argentario dono habuerat, ostendens: "Noli timere; - inquit - tibi petenti ius reddetur. Ipse adversarius tuus centum testes in iudicium dedit, qui causam tuam confirmant. Agellum igitur tuum servabis"

Traduzione

Un povero agricoltore viveva in una piccola casa non lontano dalla casa (villa) di un ricco banchiere. Il banchiere, un uomo malvagio e desideroso di ricchezze, occupò con la forza il podere del contadino, per accrescere il suo fondo.Dunque l’agricoltore per recuperare il suo campicello, non dubitò di chiamare in giudizio il suo ingiusto vicino. Ma il banchiere donò cento monete al giudice per comprare la sua benevolenza. Inoltre si preoccupò di chiamare molti testimoni, corrotti dal denaro, affinché gli fossero di notevole aiuto nella causa. Tuttavia l’agricoltore non era l’unico testimone, poiché tutti i vicini temevano molto la potenza del superbo banchiere. Dunque il povero uomo pregava con molte lacrime il giudice, affinché non trascurasse le ingiustizie dell’avversario e che confermasse il suo diritto. Il giudice, uomo integro e severo, mostrando le monete che aveva ricevuto in dono dal banchiere. “Non temere, disse, il diritto di ottenere ti è stato restituito. Lo stesso tuo avversario diede in giudizio cento testimoni, che confermano la tua causa. Dunque conserverai il tuo campicello."
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 3:31 pm

La guerra contro i pirati

Piratae olim crebris incursionibus omnia maria et oras maritimas infestabant. Non solum enim, cum magnam praedam fecissent, naves onerarias captas submergebant, sed in portus etiam munitos penetrabant, agros devastabant, incolas optibus et vita privabant. Cum orae Siciliae et totius Italiae a piratis saepe vexarentur, senatus populusque Romanus Pompeio mandavit ut milites ad arma vocaret, classem compararet, terra marique cum piratis pugnaret. Pompeius, omnibus rebus diligenter paratis, bellum piraticum celeriter feliciterque gessit. Nam piratas ita oppressit, cum eorum ingentes copias crebris proeliis superavisset, multas naves cremavisset, castra navalia in Cilicia expugnavisset, ut incolas urbium maritimarum omni timore liberaverit. Bello piratico confecto, Pompeius a senatu propugnaculum rei publicae libertatis appellatus est et magnis honoribus ornatus est.

Traduzione

Un tempo i pirati infestavano con numerose incursioni tutti i mari e le coste marittime. Non solo infatti, dopo aver fatto un grande bottino, affondavano le navi da carico prese, ma anche penetravano nei porti fortificati, devastavano i campi, uccidevano e derubavano gli abitanti (lett. privavano gli abitanti della vita e delle ricchezze). Poichè le coste della Sicilia e di tutta l'Italia spesso erano tormentate, il senato ed il popolo romano comandò a Pompeo di chiamare alle armi i soldati, allestire la flotta, combattere con i pirati per terra e per mare. Pompeo, dopo che tutte le cose erano state preparate scrupolosamente, velocemente e con buoni risultati (lett. felicemente) combattè la guerra contro i pirati. Infatti in questo modo domò i pirati, poichè aveva vinto le loro ingenti truppe con numerose battaglie, aveva bruciato molte navi, aveva espugnato gli accampamenti navali in Cilicia, per liberare gli abitanti delle città marittime da tutti i timori. Conclusa la guerra contro i pirati, Pompeo fu chiamato dal senato bluardo della libertà dello stato e fu celebrato con grandi onori.
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 3:34 pm

Le peripezie di Ulisse

Circes, solis filiae, hortatu, Ulixes ad inferos descendit ut Tiresiam, veridicum vatem, consuleret. Ibi invenit Elpenorem, quem apud pulchram deam reliquerat. Elpenor ebrius nocte per scalam cecidit et cervices fregit, itaque ad inferos pervenerat. Tum ulixem oravit ut corpus adsepulturam traderet et in tumulto gubernaculum poneret. Deinde Ulixi Tiresias appropinquavit et finem eius errationis reditumque domum praenuntiavit. Inter inferorum animas Ulixes Agamennonem, graecorum ducem, cum Achille et Aiace, recognavit ,et multis cum lacrimis anticleam matrem salutavit. Cum autem ad Circen redisset, primum corpus infelicis Elpenoris sepoltura honoravit, deinde, cum navem solvisset, a dea monitus, sirenum blanditias vitavit, et scyllae scopulum, nautis infestum effugit. Denique cum in insulam siciliam pervenisset, comitibus imperavit ne boves solis violarent. Tamen ii (essi), Ulixe dormiente, fame coacti, sacrum armentum involaverunt; ideoque Iuppiter, ira sceleris incensus, dum ad ithacam navigant, navem fulmine percussit et omnes, praeter Ulixem, fluctibus submersit.

Traduzione

Per esortazione di Circe, figlia del sole, Ulisse discese negli inferi per consultare Tiresia, vate della verità. Qui trovò Elfenore, che aveva lasciato pressa la bella dea. Elfenore ubriaco cadde di notte dalla scala e ruppe la testa, e così era giunto agli inferi. Allora pregò Ulisse affinchè desse sepoltura al corpo e ponesse nel tumulo il (gubernaculum). Infine ad Ulisse si avvicinò Tiresia e annunciò la fine del suo errare e il ritorno a casa. Tra le anime degli inferi Ulisse riconobbe Agamennone, comandante dei greci, con Achille e Aiace, e salutò la madre Anticlea con molte lacrime. Essendo tornato da Circe, per prima cosa rese onore con la sepoltura al corpo infelice di Elfenore, poi, avendo sciolto la nave, ammonito dalla dea, evitò le lusinghe delle sirene, sfuggì lo scoglio di Scilla infesto ai marinai. Infine essendo giunto in sicilia, comandò ai compagni di non violare i bovi del sole. Tuttavia essi, spinti dalla fame, violarono il sacro (armentum): e così Giove, acceso dall'ira per (scelus), mentre navigano ad itaca, percosse con un fulmine la nave e tutti, eccetto Ulisse, sommerse con le onde.
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 3:37 pm

La volpe e il corvo

Corvus, cum de fenestra villae rusticae caseum abstulisset, in ramis procerae arboris consederat, ut praedam suam placide comederet.Vulpes, quae per agros errabat , fame coacta, cum ad arborem accessisset et corvum vidisset, caseum appetens, falsis verbis avem laudabat: "o corve, nitor tuarum pennarum singularis est, species corporis tui mirabilis (est)! Sine dubio omnes aves pulchritudine superas. Si vocem haberes, volucrum rex esses!". Stultus corvus, callidae vulpis laudibus incitatus, statim latum os aperuit ut etiam vocem ostenderet. Sed ex ore emisit caseum, quem dolosa vulpes avidis dentibus arripuit celeriterque voravit. Tum demum corvus vulpis dolum animadvertit et sua stoliditate ingemuit.

Traduzione

Un corvo, dopo aver preso dalla finestra di una casa di campagna un pezzo di formaggio, stava sui rami di un alto albero, per mangiare tranquillamente la sua preda. Una volpe, che errava tra i campi, spinta dalla fame, essendosi avvicinata all'albero e avendo visto il corvo, volendo il formaggio, lodava l'uccello con false parole: o corvo, lo splendore delle tue penne è singolare, l'aspetto del tuo corpo è meraviglioso. Senza dubbio superi tutti gli uccelli in bellezza. Se avessi la voce, saresti il re degli uccelli! Lo stupido corvo, incitato dalle lodi della furba volpe, subito aprì la bocca per mostrare la sua voce. Ma dalla bocca uscì il formaggio, che la furba volpe prese con gli avidi denti e divorò velocemente. Allora il corpo capì l'inganno della volpe e pianse la sua stupidità.
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 3:41 pm

L'oracolo di Apollo a Delfi

Fuit Delphis Apollinis nobile templum, quo supplice ex omnibus partibus orbis terrarum veniebant ut dei oracula peterent. Supplices viam sacram quae ad templum ducebat, vente a scendebant. Secundum viam multae statuae aedesque erant, quae apollini dedicatae erant a popolis civitatibusque qui deo gratias agere volverant etiam athenienses miram aedem exstruxerant, ut victorias in bellis contra persas reportatas commemorarent. prope ianuas templi ignis sacer ardebat et chorus adolescentium carmen canebat deum laudans. pythia a sacerdote in templum adducebatur, vestem puram geres ramumque laurem manu tenens. omnes surgebant tacitique stabant, dum pythia in adytum descendit. primum silentium erat, deinde audiebantur murmura ex adyto sonantia: rythia, deo commota, oraculum animum edebat. ora**** edito Fythia ex adyto ascendebat oculisque ad terram demissis templo tacita exiebat. sacerdos oraculum in tabula scriptum supplici tradebat, qui tabulam summa reverentia acceptam perlegebat et deo magnas gratias agebat.

Traduzione

A Delfi ci fu un tempio nobile di Apollo, nel quale supplichevolmente da ogni parte del mondo venivano per chiedere al dio gli oracoli. I supplici percorrevano (cerca vente) la via sacra che conduceva al tempio. Lungo la via c'erano molte statue e templi, che erano stati dedicati ad Apollo dai popoli e città che volevano rendere grazia al dio anche gli Ateniesi avevano edificato un meraviglioso tempio, che commemorare le vittorie riportate nelle guerre contro i Persiani. Vicino le porte del tempio ardeva un fuoco sacro e un coro di fanciulli cantava un canto lodando il dio. La Pizia era condotta nel tempio dal sacerdote, indossando una veste sacra e tenendo in mano un ramo di alloro. Tutti si alzavano e stavano in silenzio, mentre la pizia si calava nell'adito. C'era per prima cosa silenzio, poi i mormorii suonanti erano ascoltati dall'adito: la pizia, commossa dal dio, emetteva l'oracolo. Proclamato l'oracolo la pizia saliva dall'adito e usciva silenziosa dal tempio con gli occhi abbassati per terra. Il sacerdote tramandava l'oracolo scritto su una tavola al supplice, che leggeva con somma reverenza la tavola ricevuta e rendeva grazie al dio.
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 3:44 pm

La ribellione dei Celtiberi

Celtiberi in Hispania adversus Romanos communem libertatem virtute armisque diu defenderunt, donec, a Tiberio Graccho bello domiti, in Romanorum potestatem venerunt. Postea, Appio Claudio praetore Hispaniam nimia severitate administrante, rebellaverunt et, castris praetoris oppugnatis, bellum renovaverunt. Prima lux ferme erat, cum excubiae in vallo et in portarum stationibus hostes appropinquantes viderunt atque ad arma omnes milites conclamaverunt. Appius Claudius, signo pugnae dato, paucis verbis militibus incitatis, copias e castris eduxit. Hostibus Romanorum eruptioni obsistentibus, primum proelii fortuna anceps fuit, quia Romani propter angustias portarum non omnes simul pugnare poterant; deinde post longam acremque pugnam hostes extra vallum pulsi sunt. In proelio magnus numerus Celtiberorum caesus (est) vel captus est. Postridie castris hostium expugnatis, rebellio sedata est ; nam milites caedis superstites in oppida redierunt et omnes Celtiberi quieti Romanorum imperio paruerunt.

Traduzione

I Celtiberi in Spagna difesero la propia libertà contro i Romani, con il coraggio e con le armi finchè sconfitti in guerra da Tiberio Gracco caddero sotto il potere dei Romani. Dopo amministrando il pretore Appio Claudio con eccessiva severità, si ribellarono e, attaccando l'accampamento pretorio, rinnovarono la guerra . Era press'a poco alba quando le sentinelle ai posti di guardia delle trincee videro dalle porte della città i nemici avvicinarsi e allora i soldati gridarono alle armi. Appio Claudio, dato il segnale delle battaglia, incitati poche parole i soldati condusse fuori dall'accampamento le truppe. Opponendosi i nemici all'impeto dei romani, l'esito della prima guerra fu incerta, perchè i romani a per la strettezza delle porte non avevano potuto combattere tutti insieme e alla fine dopo una lunga e crudele battaglia i nemici vennero cacciati fuori dal vallo.
Nel combattimento un gran numero di celtiberi venne ucciso o preso. Il giorno dopo espugnato l'accampamento dei nemici, venne sedata la ribellione, infatti i soldati sopravvissuti alla strage tornarono nelle loro città e tutti i celtiberi tranquilli si offrirono all'impero dei romani.
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 3:46 pm

L'impresa di orazio coclite

Expulsus Roma,Tarquinius Superbus,bello regnum recuperare temptavit: in Etruriam condendit et a Porsenna,Clusinorumk rege,auxilium petivit.Porsenna ingentibus copiis Romam obsedit atque primo proelio Romanos,quamvis acriter pugnantes,fugavit et Ianiculum occupavit.Tum in urbem ex agris omnes demigrant et praesidiis urbem saepiunt.Sed pons Sublicius hostibus,ad flumen volociter decurrentibus,iter dabat et iam Etrusci in urbem irrumpebant,cum Horatius Cocles,insigne exemplum Romanae fortitudinis,extremam pontis partem occupavit atque commilitonibus clamavit:''Rescindite pontem ferro ignique!Ego solus impetum hostium sustinebo''.Itaque strenue pugnans,exemplari audacia obstitit hostibus stupefactis,donec pons corruit.Postquam patriam liberaverat ex imminenti peri****,Horatius armatus in Tiberim desiluit atque inter hostium tela incolumis ad suos tranavit.

Traduzione

Tarquinio il Superbo, cacciato da Roma, desiderando di recuperare il regno perso, memore della sua origine, si diresse in Etruria, da Porsenna, re di Chiusi, per chiedere aiuto. Il re, preparato un grande esercito, cinse in assedio Roma e messe in fuga le truppe dei romani con il primo impeto, occupò il monte Gianicolo. Già gli Etruschi sul ponte Sublicio stavano per fare irruzione in città. Quando Orazio Coclite, grande esempio della forza romana, si fermò all'estremità del ponte e disse a gran voce ai suoi commilitoni: io solo sosterrò l'impeto dei nemici, voi lasciate il ponte! E così combattendo strenuamente resis***** ai nemici, con i commilitoni che irrompevano il ponte. Quando infine vide la patria libera dall'imminente pericolo, armato (desiluit) nel Tevere e tra i dardi dei nemici trasportò i suoi incolumi.
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 3:50 pm

Pisistrato conquista Megara

Atheniensibus cum Megarensibus veters inicimicitiae erant. Athenienses, qui hostes crebris proeliis superaverant, propter eorum recentes iniurias bellum renovaverunt et Pisistratum, virum animi fortis acrisque, ducem creaverunt. Megarenses, memores pristinarum claudium, in acie confligere noluerunt, sed Atheniensibus insidias paraverunt. Nam noctu navibus Eleusinem contenderunt, matronas Athenienses Cereris sacra celebranttes vi abducturi. Ad effectum consilii sui iam perventuri erant, cum Pisistratus cum delectis militibus supervenit. Dux enim,cognita re, milites in silvis occultaverat atque, hostibus appropinquantibus, signum dedit, Megarenses inopinantes oppressit eorumque classem expugnavit. Postea, militibus cum mulieribus in naves hostium impositis, Megaram contendit. Cum cives e moenibus navium formam et praedam agnoverunt, laetitia exsultantes ad portum accurrerunt. Athenienses igitur omnes cives incautos atque imparatos necaverunt et urbem, a defensoribus vacuam, occupaverunt. Ita Megarenses dolis suis magnae victoriae occasionem Atheniensibus dederunt.

Traduzione

Vecchie inimicizie erano tra Ateniesi e Megaresi. Gli Ateniesi, che avevano superato i nemici in aspri combattimenti, per le loro recenti ingiurie avevano rinnovato la guerra e avevano nominato comandante, Pisistrato, uomo di animo forte e violento. I Megarensi, memori delle antiche stragi, non vollero (configere) in battaglia, ma prepararono insidie agli Ateniesi. Infatti di notte con le navi si diressero all'Eleusino, per portare via con la forza le donne Ateniesi che stavano celebrando riti sacri a Cerere. Erano sul punto di giungere all'effetto del loro piano, quando Pisistrato giunse ocn soldati scelti. Il comandante infatti, saputa la cosa, avevano nascosto i soldati nei boschi e, avvicinandosi i nemici, diede il segnale, oppresse i Megaresi che non se lo aspettavano e espugnò la loro flotta. Dopo, imposti i soldati con le mogli nelle navi dei nemici, si diresse a Megara. Quando i cittadini riconobbero dalle mura l'aspetto delle navi e la presa, accorsero al porto esultanti per la gioia. Gli Ateniesi dunque uccisero tutti i cittadini incauti e impreparati e occuparono la città, vuota dai difensori. Così i Megarensi con i loro inganni diedero l'occasione di una grande vittoria agli Ateniesi.
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 3:52 pm

La vecchietta sincera e il tiranno Dionigi

Syracusis anicula deos cotidie obsecrabat ut Dionysius, crudelissimus civitatis tyrannus, incolumis sempre esset diuque viveret. Dionysius, re nova cognita, mulierem in regiam adduci iussit precumque causam quaesivit. Anicula liberius respondit : “Olim Syracusis iniquus tyrannus imperium tenebat; cum e vita excessiset, ferocior tyrannus urbis arcem occupavit, ideoque vehementer cupiebam ut eius dominatus quam brevissimus esset. Sed postea habuimus te, omnium tyrannorum saevissimum et violentissimum. Ita deos pro tua salute obsecro, ne post mortem tuam tyrannus etiam peior civitati contigat”. Tam liberum ac facetum responsum Dyonisius punire noluit et aniculam dimisit incolumen.

Traduzione

A Siracusa una vecchietta ognigiorno supplicava gli dei che Dionigi, crudelissimo tiranno della città, fosse sempre incolume e vivesse a lungo. Avendo Dionigi appreso il fatto, fece venire la vecchietta, e domandò il motivo delle preghiere. La donna molto francamente rispose: «Una volta a Siracusa comandava un ingiusto tiranno; quando quello decedette, un tiranno più feroce occupò la rocca di Siracusa, e perciò desideravo ardentemente che anche la sua tirannia fosse quanto più breve possibile; ma poi abbiamo avuto te, il più crudele di tutti i tiranni. Perciò prego vivamente gli dei per la tua salvezza, che non ci tocchi dopo la tua morte un tiranno perfino peggiore di te. Dionigi non punì una franchezza così spiritosa e lasciò andare la vecchietta.
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 3:55 pm

L'ira: un sentimento universale

Ira in pectoribus humanis magnas perturbationes movet. Livius Salinator, cum adversus Hasdrubalem bellum gesturus erat, a Fabio Maximo monitus est ne in aciem descenderet ante quam (=prima che) hostium vires animumque ducis cognovisset. Is autem, iniustae damnationis memor, respondit se primam occasionem pugnae non omissurum esse ut quam celerrime aut gloriam ex hostibus victis aut ex civibus prostratis gaudium caperet. Iracundiae stimuli non solum animum viri ardentis spiritus et bellicis operibus adsueti excitaverunt, sed etiam hominem mansuetissimum prudentiae moderationisque immemorem reddiderunt. C. Figulus enim, vir mitissimi animi, iuris civilis studio celeberrimus, consulatus repulsae dolore accensus, cum postero comitiorum die multi eum consulturi venissent, omnes dimisit, dicens: "Me consulere scitis, (me) consulem facere nescitis?".

Traduzione

L'ira nei petti umani muove grandi perturbazioni. Livio Salinatore, quando stava per fare guerra contro Asdrubale, venne ammonito da Fabio Massimo di non scendere in schiera prima di aver conosciuto le forze dei nemici e l'animo del comandante. Quello tuttavia, memore dell'ingiusta condanna, rispose che lui non avrebbe trascurato la prima occasione di combattere per prendere quanto prima la gloria dai nemici vinti o la gioia dai cittadini prostrati. Gli stimoli dell'ira non solo eccitarono l'animo dell'uomo lo spirito (adsueti) alle opere belliche ma anche ridiedero un uomo assai mansueto immemore della prudenza e moderazione,. Figolo infatti, uomo assai mite di animo, illustre nello studio di diritto civile, acceso dal dolore di (repulsae), essendo molti venuti negli ultimi giorni dei comizi per consultarlo, lasciò tutti dicendo: "sapete cosa penso, non sapete farmi console?"
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Sab Dic 06, 2008 3:57 pm

Non sono proprio tutte ma quasi...
Very Happy

grandi cheers ringraziamenti vanno a www.studentville.it
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Mer Dic 10, 2008 4:57 pm

Maratona e Salamina

Athenienses non modo pro sua sed etiam pro totius Graeciae libertate terra marique adversus Persas dimicaverunt. Quisnam ignorat illam pugnam Marathoniam,qua tam exigua manus tantas opes prostravit?Cuius victoriae quale praemium Miltiadi,duci belli auctorique pugnae,tributum est?Cum in porticu,quae Poecile vocatur,pugna Marathonia dipingeretur,in numero praetorum prima imago eius,incitantis milites proeliumque committentis,posita est.In ea pugna maxima omnium Atheniensium virtus fuit,inter ceteros tamen Themistoclis adulescentis gloria emicui,in quo iam iunc indoles futurae imperatoriae dignitatis apparuit.Quid enim de victoria Salamina dicere possumus?In eo proelio navali cuius laus prima fuit? Nonne Xerxes,Persarum rex,magis consilio prudentiaque Themistoclis quam armis Graeciae victus est? Ultrum ducem,ultram pugnam maioribus laudibus celebrare debemus?Miltiadis vero et Themistoclis bellica laus pariter fulget et victoria Salamina cum Marathonio tropaeo comparari potest. Nam pari modo apud Salaminam parvo numero navium maxima classia devicta est.

Traduzione

Gli Ateniesi non solo lottarono per la loro ma anche per la libertà di tutta la grecia per terra e per mare contro i persiani. Chi ignora quella battaglia di maratona in cui un così piccolo manipolo prostrò tante opere? Di questa vittoria quale premio venne attribuito a Milizade, comandante e autore della guerra? Essendo dipinta del portico, che è chiamato (Poecile) la battaglia di maratona, nel numero dei pretori è posta la sua immagine, che incitava i soldati e iniziava lo scontro. In quella battaglia fu grande la virtù di tutti gli ateniesi, tra gli altri tuttavia spicca la gloria del giovane Temistocle, in cui ora appare l'indole della dignità del futuro generale. Cosa possiamo infatti dire della vittoria di Salamina? In quello scontro navale di chi fu la prima lode? Forse che Serse, re dei persiani, non fu vinto più per consiglio e prudenza di Temistocle che dalle armi della Grecia? quali dei due comandanti, quale delle due battaglia dobbiamo celebrare con maggiori lodi? La lode bellica di Milziade e Temistocle splende ugualmente e può la vittoria di salamina essere paragonata al trofeo di Maratona. Infatti in simile modo presso Salamina venne vinta la grande flotta di navi con un piccolo numero.

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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Mer Dic 10, 2008 4:57 pm

lol! fresca fresca di giornata lol!

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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Mer Dic 10, 2008 4:59 pm

Se nn è fatta bene t AMMAZZO Twisted Evil Twisted Evil lol!

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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Mer Dic 10, 2008 5:04 pm

prenditela con quelli che l'hanno fatta... lol!

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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Mer Dic 10, 2008 5:09 pm

Mad Manc ha scritto:
prenditela con quelli che l'hanno fatta... lol!

NO TE LA DV CONTROLLARE XKE' SEI IL SITE ADMIN.... lol!

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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Mer Dic 10, 2008 6:16 pm

io assicuro che tutto vada bene...poi i contenuti controllateli da solo scratch

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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Gio Dic 11, 2008 2:51 pm

Una celebre risposta di Annibale a Scipione

Hannibal ille,Carthaginiensium dux,non solum omnes imperatores aetatis suae virtute prudentiaque superavit sed etiam vir ingentis spiritus fuit.Nam cum is post cladem apud Zamam ad Antiochum,Syriae regem,confugisset,Romanorum senatus ad Antiochum legatos misit,inter quos erat etiam Scipio Africanus qui, cum in colloquium cum Hannibale venisset,eum his verbis interrogavit."Quem putas maximum omnium temporum imperatorem?"."Alexandrum-inquit ille-qui tanta virtute peritiaque pugnavit,ut perva militum manu innumerabiles hostium copias vicerit"cum ex eo quaesivisset deinde scipio quem secundum poneret,"pyrrhum-respondit carthaginiensis_quod summa peritia castra locavit". quaesivit demum scipio quem tertium putare, dixit hannibal se ipsum. tum scipio:"quid igitur dixisses, sine apud zamam vicisses?. et hannibal: "tum vero meante alexandrum et ante pyrrhum posuissem".

Traduzione

Quel famoso Annibale, comandante dei Cartaginesi, non solo superò tutti i comandanti del suo tempo in valore e prudenza, ma ma fu anche uomo di grande spirito. Infatti, essendo egli fuggito dopo la disfatta presso Zama da Antioco, re della Siria, il senato romano mandò degli ambasciatori ad Antioco, tra i quali c'era anche Scipione l'Africano che, essendo venuto a colloquio con Annibale, lo interrogò con queste parole: "Quale credi che sia il comandante più grande di tutti i tempi?" "Alessandro - rispose quello - che combattè con tanto valore e abilità che con un piccolo manipolo di soldati vinse truppe innumerevoli di nemici" dopo che scipione gli ebbe chiesto chiesto chi metteva per secondo, "Pirro", rispose il cartaginese, "perché ha sistemato con somma abilità l'accampamento". Chiese infine scipione chi considerasse terzo, annibale rispose se stesso. Allora scipione: "Che hai detto, dunque, se mi hai sconfitto a Zama?" E annibale: "Allora invece mi sono sistemato prima di Alessandro e prima di pirro".

lol! lol! lol!

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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Gio Dic 11, 2008 3:45 pm

Wooow! Rapidissimo....

lol! lol!
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Gio Dic 11, 2008 3:49 pm

Grazie leo Very Happy Very Happy
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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Gio Dic 11, 2008 3:55 pm

CAZZO TROPPO TARDI!!!!!!!!!! ASD Sleep

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MessaggioTitolo: Re: Versioni di latino   Gio Dic 11, 2008 8:15 pm

lol! lol! lol! speravi di fare più veloce? king

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